Mi chiamo Milo Koster e ho trentasei anni. Troppi per il lavoro che faccio, pochi per aver capito tutto dalla vita.
Lavoro come barista in un Hotel storico del centro, ho frequentato cinque anni di liceo classico ma non ho mai preso il diploma.
(Ma questa, eventualmente, è una storia che ti spiegherò più avanti)
Da dodici anni lavoro all’Hotel Malaga. Non è un posto per povera gente, ti avverto prima del tempo. Qui, al ristorante, si servono
crostacei su letti di legumi esotici, e non è consentito entrare in sala da pranzo senza cravattino o in maniche di camicia.
Tutte le sere, escluso il lunedi’ sera, servo cocktails e beveroni a gente che può permettersi di pagare due euro per un bicchiere
d’acqua.
Vedo persone di ogni tipo.Parlo benissimo il tedesco. Da piccolo ho giocato ad hockey sul ghiaccio e mi sono rotto
il naso. Odio le signore che si dipingono di rosso le unghie dei piedi.
Tutte le mie camicie hanno un bottone che manca, un filo tirato, una cucitura strappata.
Vivo in un appartamento di cinquantasei metri quadrati, Zampe dorme con me nel letto.
Sono vegetariano. I miei genitori vivono lontano.
Mio fratello è morto quando aveva dodici anni ed io ne avevo dieci.
Non ho avuto storie importanti nella mia vita: con Elena è stato un temporale d’estate,
la storia più importante l’ho avuta con te, che devi ancora arrivare.
Ricordo di un poeta, forse turco, che un giorno scrisse: “tutto quello che vorrei dirti di più bello, non te l’ho ancora detto”.
Io mi porto avanti. Ancora non ti conosco, e già ti racconto la mia vita.
Zampe uggiola, vuole salire sul letto. Tolgo lo sguardo dal giornale aperto sulle lenzuola, le faccio un lieve cenno del capo.
Un balzo e mi è accanto. La sua lingua umida sul collo, è il suo modo di dirmi grazie.
Grazie per l’asilo politico.
Prigioniera, zampe.
Tutta la giornata accanto ad un patetico fallimento come me.
Tutta la notte a dividere le stesse coperte.
Lo credo che piscia sul tappeto della cucina.